Documento Consiglio di Facoltà del 12 Maggio 2010
Il Consiglio della Facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università di Salerno, nella riunione del 12 maggio 2010, nell'ambito di una riflessione sul DDL 1905 ("Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario") attualmente all'esame della 7ª Commissione permanente in Senato, ne evidenzia le seguenti, gravi, criticità.
1) Il DDL altera in senso marcatamente aziendalistico il sistema universitario, in nome di principi di qualità e efficienza, dei quali però non sono chiariti parametri e criteri oggettivi. La natura ideologica del disegno è evidente innanzitutto nella forte tendenza a sminuire le funzioni del Senato Accademico a vantaggio del Consiglio d'Amministrazione. Tra i due organi l'Art. 2 rischia di generare anche un conflitto, e ciò è aggravato da alcuni emendamenti già approvati. Sarebbe invece opportuno un orientamento che assegni al Senato Accademico e al Rettore responsabilità sul piano scientifico e didattico, e al Consiglio di Amministrazione funzioni di controllo, verifica e sanzione finanziaria.
La visione aziendalistica si manifesta anche nelle modalità di composizione del Consiglio di Amministrazione indicate dal DDL, che non trovano giustificazione neppure nella necessità di potenziamento degli organi di rappresentanza degli stakeholders. Anche nei Paesi anglosassoni, che su questo punto hanno aperto un'ampia riflessione, difficilmente si reputa che la sola «comprovata competenza in campo gestionale ed esperienza professionale di alto livello» [Art. 2, comma 2, g] sia sufficiente per accedere a un Board universitario, e si ritiene invece necessaria anche una conoscenza delle modalità della formazione e della ricerca maturata all'interno dell'ambiente universitario. Inoltre sarebbe opportuno tenere conto delle specificità della situazione italiana rispetto a quella di altri Paesi, in particolare della tradizionale scarsa propensione della nostra imprenditoria a dialogare col mondo universitario e a investire, in sinergia con esso, nella ricerca.
2) La riforma, che dovrebbe basarsi su un patto condiviso di modernizzazione, è improntata invece ad atteggiamenti dirigisti e centralisti. Il disegno si connota in generale per una forte mancanza di fiducia nella capacità degli Atenei di gestire responsabilmente la loro autonomia. Introducendo criteri discrezionali nella ripartizione delle risorse, prefigura inoltre la possibilità di legittimare una discriminazione che favorisce pochi Atenei considerati "eccellenti", a detrimento degli altri, in particolar modo di quelli del Meridione.
3) L'intento, espresso dal DDL, di promuovere e premiare la qualità e l'efficienza non può che concretizzarsi in una differente distribuzione delle risorse economiche già esistenti, che sono in tendenziale forte diminuzione, piuttosto che sulla previsione di finanziamenti volti a premiare e incentivare i progetti meritevoli, come sarebbe più logico e auspicabile. Ciò, del resto, si inquadra pienamente in un impianto di riforma "a costo zero", ossia «senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica», condizione insistentemente ribadita dal DDL. È anche inaccettabile che si ponga, di fatto, una simile condizione a criterio guida di un complesso riassetto delle strutture organizzative di base degli Atenei, specie se si tiene conto che l'intera situazione dell'Università italiana è già fortemente compromessa dai tagli progressivi effetto della L. 133/08 e della L. 1/09. Anche la proposta dell'istituzione del fondo per la premialità [Art. 5-quinquies dell' emend. n. 5.9 (testo 4) del Relatore], destinata con Decreto. del Ministro a professori e ricercatori in ragione delle valutazioni dell'ANVUR, potrà difficilmente avere seguito senza un significativo recupero dei tagli.
4) Tutte le macchinose disposizioni del DDL concernenti il reclutamento del personale docente sono vanificate della scarsità delle risorse e dai tagli inflitti al fondo di finanziamento ordinario delle Università, tagli che non consentono, di fatto, agli Atenei di andare adeguatamente incontro né al reclutamento delle varie figure ammesse dal DDL alle procedure per la copertura dei posti, né alle legittime aspettative di progressione di carriera. Da questo punto di vista è opportuno precisare che il previsto pensionamento di numerosi docenti (circa 8000 previsti entro il 2013) non crea, come si è spesso sostenuto erroneamente in varie comunicazioni, posti di professore disponibili per le progressioni di carriera dei ricercatori, poiché le stipendialità dei docenti che andranno incontro al pensionamento rientrano nel novero tagli. Tutto ciò pregiudica il rinnovamento di un corpo docente già fortemente invecchiato, e non favorisce alcuno spirito di competizione positiva, demotivando piuttosto la produzione della ricerca e l'attività didattica.
5) Particolarmente grave è quanto prospettato dal DDL riguardo ai ricercatori. In particolare:
a) L'istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato - del quale nessuno degli emendamenti presentati affronta e risolve le criticità della tenure-track, indicata genericamente come "possibilità" aperta in modo preoccupante all'arbitrio e scollegata dal merito - va a rinfoltire il già nutrito gruppo di figure post-dottorato, aggravando ulteriormente il problema del precariato.
b) La presenza di nuovi ricercatori a tempo determinato creerà inevitabilmente una situazione conflittuale con gli attuali ricercatori a tempo indeterminato. L'emendamento del relatore all'Art. 12, comma 6, che allarga anche ai ricercatori a tempo indeterminato - che abbiano nel frattempo conseguito l'abilitazione alle funzioni di professore associato - la possibilità di chiamata diretta da parte delle strutture di appartenenza, non risolve - anzi accresce - questa conflittualità, rischia di accentuare i localismi e, in mancanza di adeguati fondi a disposizione delle strutture, non costituisce alcuna garanzia di progressione di carriera per i ricercatori a tempo indeterminato che abbiano maturato titoli didattici e scientifici congrui con il ruolo di professore di seconda fascia. Le ripartizioni percentuali dei posti disponibili previste dall'Art. 9, commi 3 e 4 e relativi emendamenti del Relatore, sebbene mirino in modo condivisibile ad aumentare la mobilità tra gli Atenei, creano ulteriori limiti a tale progressione. In sintesi, le procedure proposte dal DDL per la copertura di posti di professore di seconda fascia sono del tutto inadeguate a garantire gli avanzamenti di carriera degli attuali ricercatori a tempo indeterminato, che si trovano così ingiustamente e inspiegabilmente penalizzati.
c) Il DDL non chiarisce in alcun modo l'ambiguità che caratterizza lo statuto giuridico del ricercatore a tempo indeterminato sin dalla sua istituzione col DPR 382/80, situazione che tuttora consente di equiparare questa figura ai professori ordinari e associati nell'attribuzione degli insegnamenti e nella verifica dei requisiti necessari di docenza, senza però riconoscerle né un effettivo ruolo docente, né un corrispettivo in termini economici, pensionistici e di rappresentanza nei processi decisionali degli Atenei e della comunità accademica. Il DDL ne riduce anzi inevitabilmente le prospettive di progressione di carriera - a causa della sovrapposizione con la figura del ricercatore a tempo determinato - e sembra preoccuparsi esclusivamente di come accelerarne il processo di esaurimento, senza alcuna considerazione per il fondamentale ruolo svolto - spesso con generosità e ben al di là degli obblighi istituzionali - nella didattica e nella vita universitaria in genere, come è stato sottolineato anche dalle mozioni dell'Assemblea generale della CRUI del 25 marzo e del 29 aprile scorsi.
Alla luce di tutto ciò e nel caso che:
a) il DDL non assuma per tempo orientamenti in chiara controtendenza rispetto a quanto sopra esposto, in particolare individuando risorse atte a risolvere le criticità illustrate, e rinunciando all'idea di una riforma a costo zero;
b) si perduri a ignorare le ragioni, così evidenti, del disagio dei ricercatori;
c) non si chiarisca definitivamente il loro stato giuridico;
d) non si prevedano misure di natura finanziaria e criteri equi e chiari di valutazione che garantiscano e agevolino una loro prosecuzione di carriera, commisuratamente ai meriti scientifici e ai titoli didattici acquisiti;
Il Consiglio della Facoltà di Lingue e letterature straniere:
- CHIEDE che sia portata all'attenzione del Senato Accademico dell'Ateneo di Salerno la proposta di NON procedere al reclutamento di ricercatori a tempo determinato, né utilizzando fondi propri né ricorrendo a fondi destinati a tal fine dal Ministero, fintantoché non siano rese, mediante adeguati finanziamenti, concretamente possibili e ragionevolmente agevoli le progressioni a professore di seconda fascia dei ricercatori a tempo indeterminato attualmente in ruolo nell'Ateneo, e sia altresì ragionevolmente programmabile la successiva assunzione in ruolo dei ricercatori a tempo determinato;
- VALUTA la possibilità di mettere in atto iniziative e forme di protesta e mobilitazione volte a sensibilizzare, anche attraverso la propria attività di docenti, l'informazione e l'opinione pubblica sui problemi esposti.
- CHIEDE al Rettore e a tutti gli organi di Governo dell'Università di sostenere e presentare nelle sedi opportune le critiche al DDL qui esposte e le istanze dei ricercatori;
- PORTA A CONOSCENZA dei colleghi di tutte le fasce delle altre Facoltà, degli studenti e delle loro famiglie che i Corsi di laurea della Facoltà quest'anno saranno attivati grazie all'assunzione di responsabilità dei ricercatori che non hanno rinunciato ad accettare un carico didattico anche superiore a quello dovuto.
Se ciò non fosse accaduto non sarebbe stato possibile attivare i percorsi formativi nella loro attuale articolazione e mantenere la qualità della didattica che ha portato la Facoltà ai vertici del sistema universitario italiano.
La prima e fondamentale conseguenza sarebbe stata la necessità da parte degli studenti di trasferirsi presso un altro Ateneo per completare il proprio percorso di studio.
Fisciano, 12.5.2010